Ash: ennesima raccolta di singoli in uscita

Oltre a George Best, l’hurling e gli Stiff Little Fingers, l’Irlanda del Nord ha regalato al panorama culturale europeo diversi protocontributi, effettivamente non sempre richiesti. Non mi soffermerò sui The Priests, gruppo di catto-preti a cappella che reinventa in chiave moderna (secondo i parametri temporali di Pio IX) le lodi medievali, ma sugli Ash, gruppo di eterni giovanotti dal ciuffo facile che negli anni ’90 carburava ogni festa di isituto di un certo livello. Dopo un esordio accattivante con “Trailer”, ibrido punk-pop e grunge che nel lontano 1994 sfidava  l’egemonia di Oasis e Blur nell’immaginario delle fanciulle in amore, la formazione si è un pò persa per strada, complice la loro dichiarata coerenza al sound delle origini. Eccezion fatta per “1977”, secondo brillante album passato forse in sordina rispetto al suo vero valore, gli altri episodi discografici possono infatti dirsi a dir poco prescindibili.

Ecco che allora arriva al leader Tim Wheeler l’ideona: rubare al calciomercato delle band d’oltremanica Russel Lissack, chitarrista degli altri incompiuti Block Party, e creare un concept album che in 26 tracce, divise in due album e registrate in 48 settimane, rappresenti le 26 lettere dell’alfabeto inglese. Un singolo ogni due settimane, e vendita soprattutto digitale. Quanta audacia! Forti di una loro label, la Atomic Heart, che li ha appoggiati in questo progetto, i ragazzi terribili fanno ora uscire la seconda parte del concept (N-Z). Il promo episodio, A-M, può tutto sommato dirsi riuscito: pubblicato solo in vinile e digitale, ha trovato un certo riscontro tra fan di vecchia e nuova generazione. I capitoli però del secondo album vanno nettamente a smorzare gli entusiasmi, tra banalissime ballate power-pop, flatulenze synth e costanti carenze di incisività da nevrosi.

il nuovo album degli ash

Pensavo che i Weezer, con l’album “Hurley” dedicato all’omonimo protagonista di Lost, fossero sprofondati nella maledizione del proiettile a salve, ma probabilmente questo disco trova nuove frontiere al concetto di nulla. Se fino a poco tempo fa, il nulla era soprattutto la creatura invisibile ma letale che aveva ucciso Artax, il cavallo di Atreiu, oggi la società post-moderna può fregiarsi di una nuova rimessa in discussione di un parametro standard. Che comunque non inghiottirà il vostro animale da compagnia. Al massimo il vostro buonumore.

uno dei pochi episodi simpatici della serie

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