I dolori di un giovane nano

La settimana scorsa, al concerto dei Ministri al Locomotiv, non eravamo in tantissimi. L’età media era intorno al primo anno della triennale fuori corso, e l’aria era così rarefatta che anche i più giovani pogatori hanno avuto difficoltà a celebrare il live con le bonarie sgomitate di rito. Mentre aspettavo in fila, pensavo: “Vabbè, almeno con tutti sti sbarbi riuscirò a vedermi il live senza saltare da dietro le spalle di un energumeno per intravedere lo que pasa sul palco”. Ovviamente, così non è stato. Non so cosa ci sia nei cereali che hanno dato ai giovanotti della generazione post-URSS, o cosa non ci fosse nei miei, fatto sta che da quando seguo i live il più grosso della sala mi si piazza davanti con regolarità teutonica, e placidamente lì rimane fino alla fine dello show. Inutile dire che spostarsi equivale a trovarne un altro, forse anche più nerboruto.

Ho quindi passato molti concerti a fantasticare su ciò che succedeva sul palco (i megaschermi in Italia sono un’eccezione rara come i funghetti magici) e a guardarmi intorno con sguardo critico, incattivito dagli ennesimi euro sprecati. A 17 anni dal mio primo concerto, ho dunque compreso come essi siano uno spietato scorcio di vita quotidiana, più che la curva di un qualunque stadio, o la nervosissima fila alle poste. Ecco quali categorie di spettatori non possono mai mancare affinchè un concerto possa dirsi tale.

  • Il visionario: costui è un soggetto immancabile nei concerti ad alto tasso di distorsione. Egli guarda i palco come la Carfagna guarderebbe un vero ministro, versa lacrime profonde, e non disdegna passare lo show a braccia alzate, magari  tendendo le corna al cielo. E’ devoto ai suoi idoli sopra ogni cosa, e dall’emozione non riesce a parlare per i 50 minuti succesivi alla fine del live.
  • La fidanzata: questo è uno dei casi più irritanti per noi nani ingiustamente capitati nei paraggi. Ella infatti al primo singolo famoso suonato dal gruppo zompa sulla schiena del rude fidanzato e passa almeno 40 minuti a fare foto dal secondo piano. Spesso si snuda anche, ma solo in caso di festival all’aperto, di Vasco, o di mdma.
  • Il tecnoprogressista: uno dei più inquietanti casi di dipendenza low-tech. Egli infatti non guarda un solo minuto dello show con i suoi occhi, ma si innervosisce a scattare migliaia di foto digitali filtrando la realtà attraverso una fotocamera compatta di scarsa qualità. Peraltro, nessuno gli ha mai detto che il flash non può illuminare i 30 metri che lo separano dal palco, quindi dovrà postare sul suo social network del cuore solo foto di capocce altrui, o se va bene di fidanzate altrui al secondo piano (vedi).
  • Il cialtrone: niente irrita di più, quando si vede un film, del pagliaccio che ti vuole raccontare ogni scena in diretta per dimostrare che lui il film lo ha già visto. Nei concerti, non è molto diverso. Parla fortissimo per commentare che sì, quel pezzo era venuto meglio nel live a Malindi nel ’79, e non può astenersi dal commentare il suono del raid o della chitarra pulita. Ovviamente, il suo interlocutore è solo un pretesto per far sapere a tutta la sala la sua profonda conoscenza tecnica.
  • Quello che ne sa: quello-che-ne-sa sta immobile come una statua di cera di Madame Tussauds. Ascolta concentrato ogni nota per poter scrivere sulla sua fanzine gli eventuali errori del gruppo per lui troppo sopravvalutato. Applaude di raro, ma con cognizione di causa, guardando irritato quelli che non capiscono il tranello virtuoso del falso finale. Alla fine del concerto si dilegua come un ninja.
  • Il pogatore a ogni costo: costui è il vero timore di tutti i soggetti fin qui elencati. Riesce infatti a rovinare ogni microcosmo sotto il palco con spintoni ingiustificati, anche durante ballate oniriche e non smette di bere birra calda per tutto il concerto. Alla prima nota un pò distorta nitrisce eccitato e si getta sulla folla entusiasta, salvo poi ricevere gli sputi dei presenti più pacati. Mai pago.
  • Il musicista frustrato: soprattutto quando suonano band giovanili, non manca mai il rosicone che critica senza soluzione di continuità chi sta suonando. Lui sarebbe certo meglio, suonerebbe più veloce, farebbe meno errori, ma intanto loro sono lì, e lui deve guardarli inferocito fumando paglie di sgamo dai buttafuori.

Per necessità editoriali devo fermare qui questo altrimenti eterno elenco di avventori dei concerti. Ovviamente ogni live ha le sue peculiarità e ogni locale si caratteriza per una o più di queste categorie di clienti. La realtà comunque non è mai classificabile senza eccezioni. Dunque ognuno ha il suo bel beneficio del dubbio. Seguite insomma un pò come diavolo volete i concerti. Basta che non vi piazziate di fronte a me sul più bello come sempre.

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6 pensieri su “I dolori di un giovane nano

  1. per esigenze editoriali hai però dimenticato
    “la sbarbina groupista”, quella che si vuole fare il bassista/batterista/cantante, che si annoia per tutto il concerto, e che non vede l’ora che lui vada a sbronzarsi al bancone del bar per poterci provare. Per me è un classico.

    • immancabile in effetti, con il suo trucco eccessivo e l’insicurezza di chi è groupie per caso ma necessita postare su facebook le foto di lei mezza nuda con lui.. sei sempre stata un’ottima osservatrice, B. o tutto ciò viene da esperienza diretta? 😀

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