Volevo vedere Jon Spencer

Ci son dei giorni che quando mi sveglio esco direttamente senza farmi la doccia. E sembrano i giorni più adatti per andare a fare colazione nei bar più fighetti di tutta Bologna. Non so se lo faccio apposta ma forse si, mi viene quasi automatico appena ho i capelli abbastanza appiccicosi col nido di rondine in testa e che appena tira un po’ di vento se ne muovono solo due e gli altri restano attaccati. Che so c’è questo bar, si chiama bar 500, è pieno di signore per bene impellicciate, di manager in pausa caffè e di signore che dopo che portano il figlio a scuola aspettano al bar che il figlio esca da scuola. Mia mamma le chiamava le signore del pene. Perché non facevano un cazzo dalla mattina alla sera.

E comunque oggi è proprio uno di quei giorni, ho pure la barba lunga e i capelli sono abbastanza unti. E c’è pure il sole e quando c’è il sole sembra che tutti si debbano vestire meglio perché devono apparire più belli col sole. E andare al bancone del caffè 500 e ordinare il caffè mentre mi tolgo la cispa e aspettare perché devono portare un bicchiere d’acqua che costa cinquanta centesimi al tavolino che ogni cosa che ordini al tavolino costa un euro in più e quindi anche il bicchiere d’acqua da cinquanta centesimi costa un euro in più adesso quel bicchiere costerà un euro e cinquanta. E stare al bancone e vedere la scena mentre ho la barba lunga la cispa e forse puzzo pure un po’ di chiuso bo, mi fa sempre un po’ ridere e mi mette di buon umore la mattina.

E mentre mi tolgo la cispa penso che stasera ci sono i Massimo Volume, che li voglio vedere da un sacco di tempo, che Emidio Clementi mi piace un sacco e che Stefano Pilia viveva sotto casa della mia ragazza che vive con un mio amico che suona la chitarra. E anche lui si chiama Stefano Pilia solo che è molto più scarso e gli mandano ancora le bollette di Stefano Pilia l’altro, quello bravo.

E invece la barista non mi caga, allora glielo devo richiedere un caffè macchiato ma sto al bancone perché se mi siedo costa due euro e non voglio spenderli due euro per un caffè macchiato. E continuo a pensare che ieri sera potevo andare a vedere Jon Spencer a Verona. Cazzo Jon Spencer lo aspettavo ancora da prima dei Massimo Volume. E avevo pure il biglietto gratis. Cazzo il biglietto gratis per Jon Spencer non capita mai. Cazzo chi altro ce l’aveva il biglietto gratis per Jon Spencer per il concerto di ieri? Nessuno cazzo. Io. E non ci sono andato. E potevo essere li a fare woooh mentre lui mandava il microfono in saturazione meglio di trucebaldazzi e fare wooo mentre lui faceva ffff sul microfono e invece non ci sono andato perché non volevo andarci da solo. E il treno costava troppo e non sapevo come tornare perché non volevo aspettare fino alle 5 del mattino che poi stamattina mi dovevo alzare e uscire senza lavarmi per andare a prendere il caffè al bar 500.

E invece non ci sono andato e ho detto cazzo Jon Sencer. Mentre mi bevevo il caffe e continuavo a pensare chissà se la signora dietro di me che legge la cronaca di san pietro in casale sul Resto del Carlino pensa che sono un barbone. Può darsi. Ma di sicuro l’han pensato anche ieri sera. Che invece che andare al concerto di jon spencer son rimasto a Bologna. E son finito in un posto un po’ brutto. Ma veramente brutto. Un posto molto carino a dire degli altri. Sarà che ho un po’ di gusto dell’orrido ma a me questo posto non sembrava per niente carino. Civico 32, Cortile Cafè si chiama. C’erano un po’ di trentenni e un po’ di quarantenni e anche dei ventenni e dato che noi non eravamo ancora nella cerchia degli enta e degli anta mi sentivo un po’ fuori posto. O forse solo perché avevo la felpa e la barba lunga e i capelli un po’ sporchi ma comunque meno sporchi di come li avevo stamattina. E anche perché continuavo a pensare cazzo dovevo andare a vedere Jon Spencer cosi domani scrivo di quanto mi sono eccitato mentre lui faceva fff sul microfono e io dicevo woooh woooh con la birra in mano e invece no ero al Cortile Cafè e alla mia destra c’erano un signore quarantenne con una signorina trentenne seduti su due poltrone. Ma due poltrone tipo di casa. Di quel tessuto tipo velluto che se ci passi la mano cambia colore ma non è velluto e però lo sembra. E invece alla mia sinistra c’erano due quarantenni con altre due trentenni tutte e due bionde. E i due quarantenni erano vestiti quasi uguali e mi ricordavano Jordan Cheese e i suoi compari e mi facevano davvero ridere perché leggevano Snaps questo giornale di fotografie di serate che però sono serate di posti che non mi piacciono e mi faceva ridere perché mi sembravano dei drogati di Facebook che non riuscivano a smettere di guardare foto e addirittura leggevano, anzi guardavano questo giornale fatto solo di foto che tra l’altro c’era pure della gente brutta in locali brutti che mi sembravano peggio del bar 500 e di questo Cortile Cafè dov’ero ieri. E poi commentavano gli sfondi e le nuove applicazioni dei rispettivi iPhone. E trattavano da coglione un bangladese che vendeva delle orecchiette ridicole quando non c’era bisogno di fargli il pippone di quanto fossero ridicole quelle orecchie da coniglio. Figurati se non lo sa lui che le porta in testa dieci ore al giorno.

Cazzo chissà se Jon Spencer inizia i concerti urlando come nelle prime tracce dei cd, magari è salito sul palco e ha urlato this is blues power cazzo e io ho anche il biglietto gratis e magari all’entrata staranno pensando ma guarda questo coglione che ha un biglietto gratis per Jon Spencer e non viene al concerto.

E invece sono in questo posto nel centro di Bologna e per quattro birre e tre bicchieri di vino ci hanno fatto pagare trentotto euro e cinquanta. Cazzo trentotto euro e cinquanta non sono andato a vedere Jon Spencer perché non avevo soldi e mo mi tocca pagare una birra sei euro e cinquanta perché in questo posto per gente per bene si paga il coperto anche se ti prendi una birra. O ma mica ho ordinato da mangiare. Ho preso una birra, però a quanto pare solo perché entri nel locale c’è il coperto, perché ti offrono lo spazio e quindi paghi il coperto per un posto dove la birra costa già tanto ed è anche sgasata. E penso che aveva ragione Danilo a dirmi che in certi posto la birra va presa solo in bottiglietta.

Magari ieri al concerto di Jon Spencer la birra era anche buona, o magari non c’era birra come al concerto dei White Stripes di qualche anno fa a Bologna, dove non sono andato però mi hanno detto che vendevano solo cocacola acqua e aranciata. E sentire Jon Spencer fare ffff nel microfono e non avere la birra mi avrebbe fatto girare parecchio il cazzo però magari servivano il vodka tonic e cazzo se avrei voluto fare woooohh mentre lui faceva fffff nel microfono.

E invece stasera ci sono i Massimo Volume e sono pure gratis e sono con i Bachi da Pietra all’Estragon. E ho ancora i capelli unti e la barista del bar 500 è anche un po’ contrariata perché le ho dato cinque monete da venti centesimi invece che un euro intero. Però sono un po’ di buon umore perché ho bevuto il caffè in un posto peggio di quello di ieri sera senza farmi inculare nel prezzo e allora metto nel lettore gli smart cops e mentre c’è quel pezzo che dice siete nella merda ormai passa in strada un camion dell’autospurgo e cambio canzone perché mi sembra quasi di mancargli di rispetto a quelli li che lavorano davvero nella merda mentre io alle dieci e mezzo sono ancora in giro con i capelli unti.

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14 pensieri su “Volevo vedere Jon Spencer

  1. mettila così, ti sei risparmiato una nottata a verona ad aspettare le 5 per il treno evitando le ronde di nazi che volevano scambiare complimenti a sprangate

    • volevo scrivere che vengo da un paese che si chiamava mussolinia e che non avrei avuto paura dei nazi anzi avrei passato qualche ora a discutere di critica e retorica fascista ma poi sarei andato davvero troppo per le lunghe

  2. sbeblo, mi sto inchinando davanti al computer perché tu non sei presente e non posso inchinarmi ai tuoi piedi: questo articolo è una cunnata!

    “e che Stefano Pilia viveva sotto casa della mia ragazza che vive con un mio amico che suona la chitarra. E anche lui si chiama Stefano Pilia solo che è molto più scarso e gli mandano ancora le bollette di Stefano Pilia l’altro, quello bravo.”.

    e adesso, non per tiramela, perché non mi piace tirarmela, però io sono andato al concerto di jon spencer che diceva ladies and gentlemen per due ore e mezzo.

    e, ma voglio essere modesto perché non è bello tirarsela, ho anche fatto woooohh mentre lui faceva fffff nel microfono, con lo stesso numero di “o” e di “h” nel woooohh ma forse più “f” nel fffff.

    e poi, non per tirarmela, perché a me non piace proprio tirarmela, però ho anche la bacchetta del batterista. che tra l’altro usa la misura 5A, proprio le stessa che uso io.

  3. Pingback: Ho (quasi) visto Jon Spencer. E a Parma non è che si sta così tanto bene | (this)

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