I sintomi del Natale 2 /Voyager: ai confini della natività

Una storia che ha qualcosa di fuori dall’ordinario e che ha sconvolto la vita di un piccolo paese della Cisgiordania chiamato Betlemme.
Nessuno al giorno d’oggi è ancora stato in grado di spiegare esattamente cosa sia accaduto qui la notte tra il 24 ed il 25 dicembre.
Un testimone chiave: il califfo dei califfi al-Hakim bi-Amr Vespah, con un plastico ricostruito ad opera d’arte prova a spiegarci cosa accadde in quella piccola cittadina dispersa ormai più di duemila anni or sono.
Una storia di alieni, di templari, di chupacabras, di Ordine dei Rosacrocerosacrocianum, di Atlantide, della fava di Dan Brown e di tua madre, sì, di TUA madre.
Il plastico riproduce la normale vita notturna di Betlemme, altresì detta la Las Vegas di Galilea: mezzanotte, come ogni notte i pastori sono in piena attività facendo pascolare le greggi, le donne lavano i panni, i bimbi giocano al buio rompendosi menischi sul muschio, il tutto innaffiato dalle solite otri di vin Mosé, un tipico vino galileiano (dunque sperimentale), speziato, che si beve separato dalle acque.
All’improvviso, racconta Amr Vespah, apparve quella notte una luce abbagliante in cielo.
I pastori, sconvolti dal chiarore inaspettato, si diressero camminando verso la luce, come richiamati da questo bagliore: era la vita, oltre la vita, oltre la morte.
Il bagliore arrivava da una grande stella:che cos’era questo astro luminoso? Era davvero un astro?
Le teorie più attendibili dicono che potesse essere la berlina delle astronavi raeliane, con modernissimi fari allo xenon e navigatore satellitare.
Altri parlano addirittura di una segnalazione di uno dei fari di Atlantide.
La grande luce conduceva ad una grotta, non a caso esattamente delle stesse dimensioni del forno elettrico  di Cheope nella grande piramide a Giza, forno peraltro alimentato con le tipiche lampade di Dendera.


Nella grotta i pastori ebbri si trovarono davanti ad una scena indescrivibile, misteriosa ed inspiegabile: un piccolo bambino in fasce, nato con un cerchio dorato e luminoso intorno al cranio; una madre piangente, recante la medesima malformazione, ed un padre incazzato contro un certo Gabriele.
La pietà per il povero padre fece commuovere tutti i pastori, che ubriachi si strinsero intorno al povero cornuto; la casuale vicinanza di un bue provocò tra l’altro a tutti grande ilarità.
Richiamati dalla luce, arrivarono da lontano tre Re Magi, misteriosi personaggi collegati alla P2 ed all’ordine dei Templari: si dice che i loro nomi fossero Idris, Micheal Jackson e John Titor.
Idris è ricordato come un negro e basta, come spiegato qui, e portò in dono alla famiglia della discordia una pinta di mirra, confondendosi biecamente con la bevanda al luppolo che avrebbe di certo lenito almeno in parte le ferite del povero cornuto Giuseppe.
Si tramanda invece che Micheal Jackson fosse arrivato da una terra magica chiamata Wonderland, carico di oro, e voglioso di conoscere il bambino ed offrirgli un nido familiare più accogliente, il calore di un padre ed altri servizi aggiuntivi legati ai metodi di reciproca conoscenza descritti nel libro dell’Antico Testamento.
L’ultimo, John Titor, era invece l’uomo venuto dal futuro per dire alla coppia che forse sarebbe bastata una bicicletta, un incenso, cento bottigliette d’acqua ed un fucile a pompa per salvare la situazione.
Cosa successe dopo l’arrivo dei Magi è un mistero ancora irrisolto.
Quello che sappiamo è che ogni anno, nelle nostre case, inconsapevolmente, viene nuovamente ricordata quella notte, in cui un padre perse la sua dignità di marito vedendo nascere un figlio non suo, in cui ci furono almeno 200 feriti per scivolamento nel muschio, assideramento e coma etilico a causa di un eccesso di illuminazione stradale aliena ed in cui Micheal Jackson decise di diventare bianco: di qui l’espressione “Bianco Natale” che non ha nulla a che fare con la neve.

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