Fauna da concerto: quando lo show è in platea

Se Darwin aveva le Galapagos, Goffman gli ospedali psichiatrici e Malinowski la Melanesia, noi di (this) siamo felici di fruire dei pubblici da concerto per studiare l'(eventuale) evoluzione della specie umana. Avvalendoci degli ulteriori pareri di esimi entomologi novocainomani e rispettati autisti di taxi, abbiamo deciso di proseguire un discorso iniziato a dicembre sulla classificazione dozzinale e ingiustificata degli idealtipi da live. Ogni riferimento è ovviamente voluto, quindi, se ti senti preso in mezzo, smettila di fare headbanging ai concerti lounge e nessuno scriverà più pezzi su di te.

Elenchiamo qui di sotto alcune categorie frutto di brainstorming sul campo elaborate insieme a M.C. aka Giangi di Bastonate, preziosa memoria storica della bologna più carogna.

 

  • I toscani. Non è possibile classificare un concerto come tale se non è presente una comitiva di cialtroni che aspirano consonanti manco fossero dei whirpool a due zampe del cazzo. Essendo a buona ragione considerati i napoletani del nord, i toscani sbraitano a volume massimo le loro banalità tutto il tempo rendendoti ancora più invisa la terra di quello stronzo di dante. Nove volte su dieci ci provano con la tua ragazza.
  • I photobomber. Eccolo lì, il simpaticone, che attende che quelle due sbarbe là che ha puntato già da un paio di canzoni (“chi è che suona stasera già?? boh, quella me la farei comunque”) si facciano il più classico degli autoscatti da live. Faccia imbronciata, polliceindicemignolo spiegati al vento, una rimestata alla scollatura e le nostre neoribelli sono pronte per la loro prossima profile pic su netlog. Il photobomber entra in ballo a questo punto, spuntando da un angolo e mostrando il cazzo o chi/cosa per lui. Irresistibile. Spesso sono toscani (vedi)
  • Il citazionista. Piuttosto innocuo rispetto alle altre fiere fino ad ora elencate, ma comunque fastidioso. Un bug nel cervello lo spinge ad indossare sempre la maglia del gruppo che sta suonando, come a dire “oh, io li conoscevo già da prima di ORA!”. Falso tra l’altro, perchè con molte probabilità l’ha pagata pochi euro dai napoletani fuori dall’arena. Non so, è come se un coglione andasse in chiesa con la maglia “God is awesome”. Cosa che comunque esiste, quindi basta. Cristo.
  • Quello con la maglia di Superman. Ad ogni concerto di qualsiasi gruppo in qualunque locale/stadio/cantina/festival sulla faccia della Terra c’è almeno un tizio con la maglia di Superman tra il pubblico. Questi individui di solito si assomigliano pure tra loro: capelli medio-lunghi alla Kurt Cobain, barba incolta, sguardo perso nel vuoto, l’aria di chi si trova ad occupare quel posto tra il pubblico per puro caso, come se lì dov’è ci fosse finito all’improvviso per un calcolo sbagliato, magari previa teletrasporto o chissà che altro. Probabilmente quando a un concerto non ci sarà il tizio con la maglia di Superman il sistema solare verrà inghiottito da un gigantesco buco nero.
  • Quello che passa tutto il concerto a urlare a squarciagola il titolo del pezzo che vorrebbe sentire. Ovviamente è matematico che quel pezzo lì è proprio quello che il gruppo quella sera non suonerà mai, e più il tempo passa, più si assottigliano le speranze di ascoltare finalmente il pezzo desiderato, più la frustrazione aumenta, più le corde vocali del soggetto vengono messe a dura prova, con sempre crescente disappunto di chi si trova nel raggio di 2-300 metri dalla sua ugola. Di solito questa sottocategoria di urlatori folli ignora anche il minimo rudimento di lingua inglese, capita così che i titoli vengano storpiati in indecifrabile declinazioni lovecraftiane da risvegliare seduta stante Cthulhu dal suo sonno millenario; in alternativa il poveretto cerca a tutti i costi di interagire col musicista in italiano, con esiti non meno molesti (come quando Bright Eyes se ne andò esasperato sfasciando la chitarra dopo che per tutto il concerto un mentecatto aveva invocato “la tre di Fevers and Mirrors”, nientemeno).
  • Quello che è già collassato al primo pezzo del primo gruppo spalla. Di solito è qualcuno che arriva da molto lontano, che si è sciroppato ventisei ore di treno coi ragazzi e per festeggiare alla grande ha cominciato a tracannare benzina dalla sera prima; lo trovi riverso su una sedia nell’angolo più buio del bar oppure raggomitolato su sé stesso in posizione fetale davanti alle uscite di sicurezza o vicino ai cessi. Per alcuni esiste anche la variante-vomito, ma la maggior parte di loro ha la buona creanza di collassare già vomitata. Di solito questi sventurati vengono abbandonati dagli amici alla fine del concerto tipo i cani sull’autostrada, e se la stagione è particolarmente rigida rischiano di fare la fine di Jack Nicholson in “Shining”. Pare che progressivamente diventino comunque parte dell’arredamento del locale, e se non altro la loro elevata biodegradabilità ne rende agevole lo smaltimento.
  • Il busker. È quello che fuori dal locale fa volteggiare in aria il Diablo attentando costantemente al cranio di qualche povero stronzo, che si lamenta perché il cane non può entrare, che gira con incollato alla schiena uno zaino che manco Messner sul Nanga Parbat ed è riuscito a imboscare una quantità sovrumana di lattine di Hollandia anche su per il culo. Di solito è il primo a sfondare i cancelli ai festival all’aperto. Non ama il sapone.

Appena ci ripiglieremo una sbronza ad un live aggiorneremo la lista, nel frattempo controllate di non essere stati volutamente presi come ispirazione

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5 pensieri su “Fauna da concerto: quando lo show è in platea

  1. Aahha mitico sto post! Grande Danji!
    Io aggiungeri il “Superfan”, che poi è una particolare evoluzione del famoso “Homo Bimbominka abilis”. Questo individuo si posizione sempre a ridosso delle transenne; spesso, se è un concerto pop, ha una bandana, un cuoricino luminoso e una copia dell’ultimo album da shakerare in faccia ai poveri malcapitati artisti, altrimenti in un concerto rock si limita, come il “citazionista”, a indossare la maglia di ispido cotone venduta dal napoletano fuori dal concerto (che intanto finite le maglie è passato a vendere il crack)
    Canta di filato per tutto il concerto perché deve far vedere (alla band e agli altri spettatori) che lui le canzoni le sa tutte a memoria. E se gli chiedi, come capitò a me una volta: “ma sto pezzo come si chiama? non lo conosco” (NB era una bside), ti risponde: “xxxx” tratto dal singolo di “yyy” e se non lo conosci faresti meglio andartene di qua!” :-/

    PS 1) Sta b-side faceva cagare il cazzo.
    PS 2) Questo esemplare di Homo Bimbominkia abilis era una donna di 30 e passa anni. Ma dico non ti vergogni?
    PS 3) Come è stato bello mollarle pestoni e darle spintoni e gomitate tutta la serata.
    PS 4) Non criticate. La Violenza verso i Bimbominkia non è reato, lo dice la Cassazione. W la Cassazione!

    • ahaha i bimbominkia meriterebbero una rubrica settimanale, tanto più se in questa veste evoluta e aggressiva!! il prossimo post in collaborazione sarà tra (this) e GB0!!! preparati!

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