Ho visto Bossi. Quello vero.

Un diciottenne con la pochette verde su una giacca da baby sindaco incontra due sedicenni seduti vicino a me sulle scalinate di Piazza Maggiore. Come si alza gli cade la carta di credito dal taschino da cui tira fuori l’iPhone. Alle spalle un gruppo di nordafricani lo chiama e gli dice “Occhio vez, hai perso la carta”.

Un lontano parente di Obelix con un sigaro grande quanto una merda post pranzo matrimoniale barcolla sul crescentone con una bandiera dei giovani padani a destra, una bandiera della nazione inglese che scopro essere la stessa della futura nazione lombarda cucita con una bandiera della lega nord e una dei cobas del latte.

Una signora molto rassomigliante a Renato Balestra cammina in punta di piedi tentando di avvicinarsi alle macchine della scorta per stringere la mano ad Umbertone che in realtà non è ancora arrivato. Un coraggiosissimo venditore di Piazza Grande si avvicina per chiederle se vuole una copia del giornale. Uno sguardo è più che sufficiente.

Un fratello di Asterix con il cappellino da soldato nordista della guerra di secessione e la scritta Guardia Padana squadra per bene tutti gli stranieri presenti e coloro con le sopracciglia nere piuttosto folte, me compreso.

Fortuna che mi son mosso in tempo, me lo ricordo bene che due anni fa per il comizio di Storace e Morselli non sono potuto entrare in Piazza Maggiore per più di quattro ore. Stavolta sono andato alle sette.

Ufficialmente un’ora prima del comizio iniziato poi alle nove. E finito alle nove e mezzo. Con cinque interventi. Un chiaro segno di come gli argomenti siano stati affrontati in maniera chiara e approfondita, in maniera per niente demagogica.

Il comizio inizia con l’inno d’Italia cantato a squarciagola dalla metà dei presenti sul palco e dalla metà dei manifestanti alle mie spalle. Il comizio continua con il Va’ pensiero cantato dall’altra metà dei presenti sul palco e dall’altra metà dei manifestanti davanti a me.

Il vento rischia di capottare i gazebi. Diciamo una media di un gazebo per ogni venti presenti. E i gazebi erano almeno venti. Piega gli schermi del palco e tira via qualche bandiera di troppo. Un’audace signora dice “lo senti? È il vento del cambiamento, viene da destra” “ è il vento del nord” replica un’altra.

Per la precisione, il vento veniva da sud-est e, se la signora si fosse girata di 180°, il vento le sarebbe arrivato da sinistra, ma non me la sono sentita di interrompere un momento di felicità cosi profondo.

La musica in stile crociata templare che parte appena Giulio e Umberto salgono sul palco è talmente maestosa da far apparire la Carmina Burana una stronzissima suoneria per cellulari.

Il video-shock di denuncia proiettato sugli schermi è di quelli che lasciano il segno: due tunisini in un parco che parlano, qualche busta della spazzatura in un giardino e un sospetto barbone sdraiato su una panchina. Con l’effetto “dissolvenza” di windows visualizzatore di immagini che proietta la scritta “stop al degrado”. Roba da far impallidire la Gabanelli.

Parla Umberto. Ai primi fischi dalla scalinata arrivano una ventina di poliziotti in tenuta antisommossa. Tre poveracci portati via a forza e sbattuti fuori dalla piazza. Fuori da Piazza Maggiore è il delirio. Ettolitri di saliva volano in aria tentando di arrivare sul crescentone.

Un digosino un po’ su di giri si avvicina e mi dice testualmente:  la legge sulla par condicio vieta di fischiare e contestare i comizi pubblici.

Non mi ero accorto di essere a Ballarò, per fortuna mi allontano ridendo.

Secondo il ministro dell’economia della Repubblica Italiana, Virginio Merola non può fare il sindaco di Bologna perché è di origine napoletana, e si sa, i napoletani puzzano, fanno casino e sporcano. Forse stava ancora festeggiando lo scudetto del Milan con B facendo i cori da stadio.

Secondo lo stesso ministro della repubblica italiana il rischio è che il prossimo sindaco di Bologna si chiami Alì. Fora da ball!

Secondo un altro Ministro della Repubblica le donne di sinistra sono cesse. Ma la quantità di lardo e cellulite esposta ieri dalle giovani militanti leghiste direi che non gioca a loro vantaggio. Chissà che divertimento alle feste dei giovani padani. Lardo di colonnata e birra triplo malto come aperitivo.

Esco e devo far attenzione a non venir scambiato per uno di questi rottinculo perché rischio di vedermi arrivare qualche sputo. Faccio giusto in tempo a vedere una penosa scena di Gianfranco Pasquino che si avvicina a salutare con un gran sorriso Giulio Tremonti che si barrica a Palazzo d’Accursio.

Nessuna vetrina sfasciata come sperava Rosi Mauro. Gli unici danni li ha fatti il vento. Il vento del nord.

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