Ustica: 31 anni dopo il puzzle è ancora incompleto

Tra le tante inutili flatulenze di cronaca che oggi hanno riempito i quotidiani, ben poco spazio ha trovato il 31 anniversario della strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno del 1980, qualche settimana prima della strage alla stazione di Bologna. Per onorare la memoria di un’evento che ancora non è stato spiegato come dovuto, lo staff di (this) vi invita ad andare a visitare (è aperto il week end) il museo della memoria. Non sarà cool come il Mambo, non sarà fashion come quello della musica, ma di certo farà riflettere più di un ex-panificio dove ora il pane te lo danno solo con cocktail a 7 euro l’uno. Qui di seguito, il report pubblicato in occasione dell’apertura del Museo per la Memoria della strage di Ustica ad opera di uno dei nostri collaboratori, al tempo corrispondente per l’Unione Sarda.

Ustica, il puzzle di una tragedia

A Bologna il museo dedicato
alle 89 vittime del DC-9 abbattuto

L’Unione Sarda – Mercoledì 29 agosto 2007
Molto spesso gli oggetti raccontano la vita delle persone. A volte rare tracce testimoniano un passaggio, una presenza importante. Per questo gli oggetti si conservano in luoghi speciali. L’oggetto in questione è il relitto del DC-9 Itavia che la sera del 27 giugno 1980 si inabissò nelle acque al largo dell’isola di Ustica. Il luogo che lo custodisce, senz’altro speciale, è il Museo per la Memoria della strage di Ustica. A Bologna, città dalla quale l’aereo partì con destinazione Palermo quella sera di ventisette anni fa. Un tempio della memoria civile, il primo in Italia costruito appositamente, «che vuole creare consapevolezza, ricordare, emozionare e continuare l’impegno per la verità» come afferma la senatrice Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione vittime. Quasi una chiesa, un luogo di culto, un posto in cui si entra in silenzio e si rimane impassibili a fissare la carcassa di un relitto ricostruito pezzo per pezzo. Più di duemila frammenti di alluminio, scoloriti, corrosi dalla salsedine, che ricompongono come un puzzle ciò che resta dell’aereo. Molti hanno ancora l’etichetta di catalogazione.
IL MUSEO Il museo si trova in un enorme capannone quadrato di 30 metri di lato, poco distante dalla stazione centrale di Bologna. Realizzato nell’area di un ex deposito dell’azienda trasporti pubblici di Bologna, è stato progettato come un museo permanente. Al suo interno una gigantesca vasca scavata nel terreno, profonda un metro, permette di vedere a pieno la devastazione dell’aereo. La parte anteriore ormai inesistente, polverizzata nell’impatto con l’acqua, la coda che poggia su un’impalcatura metallica. Le ali sono le parti che sembrano avere subito meno danni nello schianto. Ai lati, un camminamento percorre le mura intorno al fossato, sulle quali sono appesi 81 piccoli altoparlanti, ognuno dei quali coperti da un piccolo vetro nero. Ottantuno come le vittime della tragedia, di cui tredici bambini. Ottantuno persone che quella sera ripetevano un gesto quotidiano. Prendere un aereo per le vacanze, per lavoro, per andare a salutare dei parenti. E gli ottantuno altoparlanti ripetono in continuazione frasi prese dalla quotidianità di chiunque. «Come faccio a dire ad Anna che non l’amo più?». «Da grande farò il pilota di aerei». «Appena arrivo a Palermo mi voglio fare il bagno». «Che tristezza oggi, speriamo che domani vada meglio». Un flusso costante di pensieri e voci sussurrate riempiono lentamente la sala, trasportando la mente di ogni visitatore, anche di chi quel giorno non era nato, alla sera del 27 giugno 1980. E a chiedersi come sia stato possibile, perché non si siano ancora scoperte le cause, e soprattutto a chi si debba attribuire la colpa di tutto questo. Gesta quotidiane, oggetti quotidiani. Come le scarpe, le agendine, i costumi da mare, le macchine fotografiche, gli spazzolini e gli altri bagagli delle vittime. Tutti recuperati e rinchiusi in dieci scatole di pelle nera posizionate ai piedi del relitto. Dal tetto, delle piccole lampade scendono ad altezza casuale, illuminando a diverse intensità l’area del museo. Ottantuno, anche queste.
LA MEMORIA Un museo dalla forte carica simbolica, progettato come un’opera d’arte dall’artista francese Christian Boltanski, massimo esponente della narrative-art. «È un’opera costruita per le persone – ha affermato il giorno dell’inaugurazione – un’opera che respira e che vive, come la memoria delle vittime». In una sala più piccola, otto computer permettono la consultazione del più grande archivio multimediale sulla strage. Dall’edizione straordinaria del primo Tg1 andato in onda la sera della sciagura fino alle ultime inchieste de “La storia siamo noi”. Centinaia di ore di filmati con interviste, analisi politiche e militari, pareri tecnici e comuni. Un museo fortemente voluto dall’associazione, che già nel 1992 aveva espresso la volontà di donare i resti dell’aereo alla città di Bologna.
IL RELITTO In quello stesso anno, dopo dodici anni di permanenza nelle acque del Tirreno, il relitto veniva ripescato in quasi tutte le sue parti, concludendo le operazioni di recupero iniziate nel 1987. Da allora i resti del DC-9 erano stati trasportati nell’aeroporto militare di Pratica di Mare, vicino a Ostia. Quattordici anni in cui il relitto è stato studiato e analizzato in ogni dettaglio da periti di accusa e difesa, ognuno dei quali ha tratto le sue conclusioni, nessuna delle quali è servita ad accertare la verità. Nel giugno del 2006 i resti dell’aereo sono stati smontati e trasportati lungo l’Autostrada del Sole da una colonna di tir dei Vigili del Fuoco. Nella caserma di Bologna il relitto è stato ricostruito per l’ultima volta e, infine, prima di terminare i lavori per la costruzione del museo, calato all’interno dello stesso. Nel ventisettesimo anniversario della tragedia, nel giugno scorso, alla presenza del sindaco Sergio Cofferati, del ministro Giovanna Melandri e della presidentessa dell’Associazione delle vittime di Ustica Daria Bonfietti, il taglio del nastro. Un’opera im-mensa, costata oltre due milioni di euro per il solo allestimento, finanziati in parte dal Comune di Bologna e regione Emilia Romagna, ma quasi interamente dal governo italiano.
I MISTERI D’ITALIA L’inaugurazione del museo è stata accompagnata da una serie di iniziative che hanno trasformato per una settimana Bologna nella città capitale della memoria. Concerti, opere teatrali, convegni e mostre storiche. Iniziative lodevoli e coinvolgenti, ma che rischiano di stigmatizzare la strage come una delle tante pagine oscure della Repubblica, su cui niente e nessuno potrà avere mai la sicurezza di scoprire la verità. Servizi deviati o missile americano, bomba a bordo o intercettamento da parte di un Mig libico, strage di stato o semplice cedimento strutturale. Ottantuno morti, ventisette anni di inchieste e nessuna verità, o forse troppe. L’unica certezza stabilita dalla giustizia italiana, nella sentenza del giudice Rosario Priore, è che un aereo civile italiano è stato abbattuto sul territorio nazionale nel corso di un’azione militare di intercettamento. Tutto il resto è ancora avvolto dal mistero.
A sintetizzare questo incredibile percorso della giustizia ci riesce, in maniera sarcastica ma tristemente reale, una delle tante vignette pubblicate in questi anni sulla strage. Un uomo si rivolge a un ufficiale dello stato chiedendo «Vogliamo la verità». «Ma se ve ne abbiamo già date venti!».

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