Reportage di un Halloween americano

Quando in Italia si parla della festa di Halloween ad una qualunque persona nata prima del 1970, il range di risposte possibili va da “Ma a noi che ce frega delle feste americane” a “Ma la festa dei morti non sarebbe due giorni dopo?” passando per l’intramontabile “L’ennesima festa figlia del consumismo smodato, peraltro macabra e diseducativa” (risposta spesso riproposta identica il 14 di febbraio con ben differente spirito single).

Da quando ho memoria, tuttavia, questo strano festeggiamento tutto zucche tracheotomizzate, pipistrelli di gomma e fantasmini attaccati alle finestre è diventato un appuntamento imperdibile per chi vuole esibire il proprio costume da teschio o da conte dacula. Che poi tanto il giorno dopo è sempre festa quindi ci sta pure che si tiri l’alba a succhiare vino rosso dalla bottiglia e imitare le coreografie di thriller all’imbocco della tangenziale. I club colgono la palla al balzo e organizzano gran balli a tema zombie vampiri mummie o film di successo, i pakistani per strada rinnovano il loro campionario di gadget da proporre allo sbronzo di turno, le persone scomode si vestono da neo-morto (quest’anno alla grandissima amy winehouse e steve jobs) e mtv organizza al volo uno speciale video horror che in realtà poi è sempre quello rinnovato negli spot tra un pezzo e l’altro.

Per una serie di eventi quest’anno ho avuto l’onore di assistere ai festeggiamenti di Halloween lì dove è più sentito, dove ha le proprie radici, e dove si è tramutato in un’unica festa orgiastica scollacciata e maliziosa. Attenzione però. Come direbbe Max, nessun rimpianto. Sia chiaro. Queste righe nascono infatti come una semplice considerazione fatta ad una cena tra amici, dove ci si interrogava su quale (e quando) fosse stato l’evento che negli Stati Uniti ha così radicalmente mutato l’estetica della festa horror per eccellenza. Forse  per sommi scopi sociologici, forse solo per riproporlo in Italia.

Mi spiego.

La linea di Halloween di Victoria's Secret

Halloween negli Stati Uniti è una roba seria. Dal professore universitario che cammina per il campus con il naso di topolino fino al postino che cammina con la falce della morte, senza tralasciare autisti di bus vestiti da michael myers o madri che portano a passeggio i propri nani indossando la maschera di catwoman, i giorni che precedono l’evento sono un black carnival costante ed inarrivabile. Negozi specializzati in costumi e trucchi nascono come funghi per poi chiudere il 2 di novembre, e la naturalezza (quasi noncuranza) con cui i passanti assistono a tutto questo è parte integrante dello spettacolo. Poi arriva il momento  dei party notturni, ed è lì che noi forestieri rimaniamo più attoniti. In sostanza, i travestimenti da zombie & co. sono roba per i bimbi che elemosinano dolci alla porta. Qui la tendenza (soprattutto femminile ma non solo) è univocamente la troizzazione del’impensabile. Un costume da biancaneve? Sì, ma da biancaneve-troia. Un costume da folletto? Sì, ma da folletto-troia. Un costume da vittima di un omicida? Sì, ma da vittima-di-un-omicida-troia. And so on. Il negozio dove ho acquistato la mia banale maschera di hannibal the cannibal aveva 3 pareti dedicate alla linea playboy di Halloween (sbirre, api, gatte, lady gaga, gandalf) alla linea Hustler di Halloween (meno scrausa della precedente e fornita di gadget di pelle e manette con ben tre chiavi di riserva) e alla linea oggetti buffi giganti da indossare tipo bottiglie di birra slot machine od hot dog ma comunque troie. L’horror ha ceduto il passo all’ormonizzazione del prossimo, una semplice birreria si trasforma per una notte in una pb mansion (certo, la qualità vive di alti e bassi  anche in queste situazioni..) e il costume da invisible man di daniel san di karate kid verrebbe oggi visto dagli autoctoni alla stregua di un francese dandy che beve pastisse in un rifugio in alta badia. Gran bella festività, tutto sommato.

Basta insomma con l’horror fatto in casa, con i trucchi da corvo sbavati dopo due canzoni in pista e con le magliette di superman o mike bongiorno indossate con fare ironico. Il mondo va avanti, la scala valoriale condivisa ha subito trasformazioni evidenti e chi ha votato questo governo lo sa (Un pò più di un italiano su due. Quindi se non sono io sei di certo te che stai leggendo. E’ la statistica, baby). Il carro di buoi ha perso del tutto la sfida del traino. La troizzazione della vita quotidiana ha insozzato le cronache politiche più del dovuto, è arrivato il momento di riappropriarci del nostro inconscio e smettere di sublimare le nostre paure con ritualità retrograde. Avete altri 11 mesi e 28 giorni per recepire gli stimoli americani. Andate e troizzatevi tutti. Io comunque per il momento mi tengo la mia maschera di hannibal e il mio machete. Che là fuori è davvero un mondo strano

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5 pensieri su “Reportage di un Halloween americano

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