“E guardo il mondo da un caffè, mi annoio e te?”. Fotografia narrata e irrispettosa di una città in declino

E’ normale salutare qualcuno solo perchè lo si vede tutti i giorni? Se lo si incrocia sempre allo stesso bar in pausa caffè, oppure se egli corre insieme a te al parco, o ancora prende il vostro stesso bus la mattina, è lecito accennare un gesto di saluto? E se la persona in questione è una ragazza, il saluto verrà interpretato come un grossolano approccio oppure come la cortesia di uno sconosciuto? E in tal caso, dopo quanti saluti posso chiederle di leccarle la figa? Dovrei forse prima presentarmi? La vita qui fuori è decisamente più complessa di come me la avevano descritta.. Io in questo tavolino sto bene. Questo tavolino è dove io voglio rimanere per sempre, per tipo le prossime 4 ore, per adesso. Il caffè va bene lo zucchero va bene la brezza primaverile va bene Bologna val bene una messa e tutto ciò che mi succede intorno sarà da questo momento lo specchio di una città che nonostante tutto si prodiga per non annegare nel suo stesso ego. A partire da un qualunque balordo seduto al bancone di un pub già dalla tarda mattinata. Tipo quello lì.
[sfila occhiali da sole]

il-collezionistaQuando vedi la gente fare le cose sembra sempre che sappia il fatto suo. Voglio dire, guardate tutta quelle persone in palestra o al bancone di un negozio o di un bar, oppure gli sbirri di quartiere che girano con palmare e divisa stiratissima. Hanno lo sguardo di chi sa esattamente cosa sta facendo e quale sarà la sua prossima mossa. In realtà vi basterà essere nel loro ruolo per una sola volta per capire che anche il più navigato mestierante o cosplayer di un bottegaio svizzero ha insicurezze da vendere. Quella tipa alla fermata del bus che inconsapevolmente guardate con sguardo porcino da venti minuti (che tu sia dannato, 25 barrato direzione Fossolo Due Madonne) sta pensando alle sue terribili caviglie grosse, il professore di semiotica che tanto vi ammalia con discorsi degni del miglior Mascetti non è in realtà sicuro di poter salvare il suo matrimonio di copertura mentre il calciatore che compare nelle figurine attaccate sugli scooter degli adolescenti nasconde in realtà un terribile segreto che lo soffoca da sette anni. Io per vivere scrivo i messaggi in sovraimpressione. Sì, sono quello che nelle stanze dei bottoni delle televisioni nazionali scrive i messaggi che passano in grafica durante i vostri programmi preferiti. “Hai un talento speciale ma nessuno lo ha ancora scoperto? Partecipa al nostro nuovo format telefonando a questo numero che in realtà vi rimanderà ad un centralino ad Islamabad” e “Vostro figlio non vuole andare via di casa anche se ha ormai 40 anni e un lavoro stabile alla tavola calda sotto casa? Mandate un SMS a questo numero troppo lungo da memorizzare in quattro secondi netti”. Può sembrare un lavoro del cazzo ma intanto ciò che scrivo io viene letto in contemporanea da una media di 2 milioni di italiani a volta. Quanti di voi possono dire lo stesso? Ecco. Vi piscio in testa a tutti, volenti o nolenti. Solo la Bibbia e il catalogo IKEA raggiungono con regolarità così tante persone. E scrivere su una di quelle due testate è il mio obiettivo a medio-lungo termine. Ora sono in pausa. Questa birra ormai troppo calda per essere bevuta che ho davanti a me mi guarda da quarantasette minuti. Sono venuto in questo pub del centro per guardare le ragazzine che escono dalle scuole, ma forse le ragazzine dopo la scuola non vanno al pub.  E’ l’una del pomeriggio passata ormai e solo ora mi rendo conto che io quando uscivo da scuola andavo al negozio di fumetti a cercare l’ultimo numero di Bastard!! o Berserk e non certo a bere birra di seconda scelta in un pub irlandese che puzza di hamburger cotti da ancora surgelati. L’ultimo sorso e torno a casa, che ‘ste nuove generazioni non si lasciano avvicinare così facilmente e poi il barista mi guarda con sguardo strano sicuro mi si vuole fare sa il fatto suo ci mancava solo il barista ricchione e metallaro.
[sorso]

bologna-metalE’ solo l’una di pomeriggio e già il primo balordo della giornata si è seduto al mio pub. Ormai quella birra sarà piscio e sicuro tra poco pescherà arachidi con quelle mani cenciose senza usare il cucchiaino. All’una di pomeriggio. Che io manco ci dovevo stare qua al bancone. Dovevo solo cucinarmi un hamburger e tornare in sala prove con gli altri a finire l’ultimo pezzo prima di registrare il nuovo album. Mi sta guardando. Sicuro ha capito chi sono. Ha capito che io nemmeno vorrei farlo ‘sto lavoro di merda. E mi giudica un miserabile per questo. Il grande Trojal, voce e lead guitar della prima band bolognese di gothic metal scandinavo ridotto a spillare birre di importazione. Certo, 10 anni fa era diverso. Dieci anni fa il nostro datore di lavoro era il Governo degli Stati Uniti. Il-Governo-degli-Stati-Uniti. Quei bastardi  hanno comprato il nostro primo singolo per utilizzarlo nelle torture ai danni dei terroristi. I figli di puttana mettevano i terroristi in una stanza illuminata a giorno per 24 ore e sparavano il nostro pezzo a mille in loop per evitare che si addormentassero anche un solo maledetto minuto. Tortura della privazione del sonno, la chiamavano. E pare che il nostro pezzo fosse perfetto a questo scopo. Vai te a capire. Ora credo non si possa più fare perchè quegli stronzi di kamikaze confessavano le cose più assurde dopo pochi giorni di questo trattamento. A me non me ne frega un cazzo di cosa dicono quelle scimmie, per me possono pure confessare di scoparsi le maniglie delle loro porte però i soldi che ci passavano per i diritti ci facevano comodo eccome. Ogni assegno che incassavo era uno stronzo che aveva subito il trattamento. E che Odino mi strafulmini se non ne ho ricevuti a mucchi di quei maledetti assegni. A mucchi.. Ma guarda intanto questo stronzo schifoso al bancone se non sta scannerizzando alla grande quella sedicenne seduta al bar di fronte. Potrebbe essere sua figlia, pederasta del cazzo. Certo, la signorina ha il suo perchè. Forse diciotto li ha pure, ora che la squadro meglio. Sì sì. Diciotto sicuro.
[arachide senza cucchiaino]

Se mio padre non mi paga quella vacanza a Formentera insieme alle altre giuro che gli giuro che mi ammazzo. La maturità va festeggiata come si deve, ciccio. Così gli dirò. Sicuro sgancerà la grana. Passare l’estate a Bologna, e per giunta alla fine del liceo è proprio da sfigati. E amen se in spiaggia tutti vedranno le mie caviglie grosse. Metterò più in mostra le tette. Magari è la volta buona che Laila si fa avanti, invece di fare solo del sexting su Whatsapp. Ecco. Appunto. Questa deve essere lei. Ma cosa vogliono quei due dentro al pub? Mi guardano con uno sguardo strano. Ho qualcosa di strano? Stanno ridendo di me? Ecco, hanno visto sicuro le caviglie che spuntano dagli stivaletti. Fottuti geni da boscaiolo di mia madre.
[sexting]

bicicletta-a-bolognaLa vera condanna di Bologna è il Medioevo, altro che punkabbestia in Piazza Verdi. Dimmi te se in tutto il centro storico le strade devono essere ciottolate di maledetti sanpietrini grossi come il debito pubblico dell’Irlanda. Va bene belli i portici e figo il ghetto ebraico ma se devi andare di corsa in bici a prendere una ricarica per le catene da giocoliere incendiabili questo posto è l’inferno. Se poi come ‘sta ragazzina hai dei tacchi da pornostar, ciao. Dove dovrà andare così conciata? E’ l’epoca dei fisiatri questa. Soldi facili per loro, con le nuove generazioni di tipe tirate a balestra anche solo per andare a buttare il rusco. Fortuna che la mia Adele non indossa quelle scarpe de merda. Ora che ci penso non indossa affatto scarpe. Ho una fidanzata che cammina scalza in città. Ma che cazzo mi è passato per il cervello? Davvero ho pensato per 40 anni che la risposta a tutto fosse nel pacifismo nella non violenza nell’amore libero e nei pantaloni di lino e canapa comprati al mercato? E se avessi sbagliato tutto, se la mia risposta al mondo altro non fosse che una domanda la cui unica risposta è “Anche no”?E questo qui, vuole essere investito dalla mia eco-bicicletta che attraversa senza guardare???
[campanello]

Ecco. Pure il freakkettone in bici ci voleva per concludere ‘sta giornata. A fare la guardia all’ambasciata americana in Pakistan, dovrebbero mandarli. Maledetti freakketoni fuori tempo massimo. Come quelli di ieri al concerto di Jon Spencer. Non c’è niente di peggio di un disagiato che si vuole adattare al contesto scimmiottando chi li circonda. Sei ad un concerto rock? Bene, allora tira su le braccia, urla “ROCK’N ROOOOLL!!!” e metti le mani in quella posizione che non vuol dire un cazzo ma qualcuno ti ha detto che è il gesto dei rocker. Sì sì, lo sai di cosa sto parlando. Quella con il pollice l’indice e il mignolo aperti, saltando con l’entusiasmo di chi nella vita vorrebbe fare il violinista nei Blindosbarra e con la luce negli occhi di chi ha appena capito un libro di Terzani. E no, la kefiah non te la metti ad un live dei Blues Explosion. Perchè se vuoi far propaganda stai in giro a dare volantini di carta con slogan contro l’abbattimento delle foreste, senza neanche renderti conto dell’ironia della cosa. E perdio basta fare foto al palco per far vedere agli amici che non vai solo ai live di ugulatori micronesiani un giorno qualcuno ti spiegherà che il flash non illumina cose a venti metri di distanza. Un po’ però ti capisco, i rigidi schemi della decrescita ti impediscono di acquistare oggetti funzionanti se la tua vecchia compatta può ancora ritrarti con i tuoi amici mentre tutti alzate il pollice-indice-mignolo urlando “ROCK’N ROOOOLL!!!”. Croce e delizia di Bologna, la sua ospitalità naif e crudele. “Venite qui ragazzi di tutta Italia/Europa/Calabria, vi offriremo anni di studi superficiali a costi esorbitanti però hey poi non penserete mica di rubare lavoro ai ragazzi di qui vero?”. La grande truffa che Bologna ha portato a compimento è stata quella di mascherare il proprio decadimento da opportunità di ricreare qualcosa che non esisterà mai più. O che comunque non tornerà ad esistere grazie al tuo triennio più due di pisciate sotto i portici e limonate rubate a studentesse spagnole.
E questo tizio al bar che mi saluta chi cazzo è?
[accendino]

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2 pensieri su ““E guardo il mondo da un caffè, mi annoio e te?”. Fotografia narrata e irrispettosa di una città in declino

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