Elogio funebre preventivo: Vasco Brondi (1984 – 2045)

Si sono spente oggi le luci della Centrale Elettrica.
Si è spenta anche la gigantesca scritta Coop, e i CCCP non ci sono più.

Portami a bere dalle pozzanghere, cantava, portami a bere dalle pozzanghere. Lo stomaco umano tollera una grande quantità di sporcizia, ma anche lo stomaco più resistente può essere messo seriamente alla prova se le pozzanghere sono contaminate da benzina o da altre sostanze chimiche.

E così per ora noi la chiameremo morte ma forse potremmo anche chiamarla felicità, quella di Vasco Brondi, mentre con l’ultima sorsata di acqua piovana ha finalmente capito qual è l’incubo dei pesci rossi, morire annegati ecco qual è. E anche morire in branchie di tela, no forse quello era l’incubo degli squali,  squali? Squelli. Vabbè.

Il cuore di Vasco ha smesso di battere. E lui che voleva venisse misurato con il sismografo è morto al grado zero della scala Richter.

La camera ardente è stata allestita in una stanza di merda addobbata con la stagnola in via Petroni, accanto al feretro madonne bulimiche ed anoressiche, rose lisergiche e anche alcune rose delle stelle. Però quelle Vasco le voleva tra le costole, tra le sue occhiaie azzurre.

Prima della sepoltura verranno sventolate delle radiografie per non confondersi, i convitati si disegneranno addosso giubbotti antiproiettile e verrà costruito un monumento assurdo per il nostro amico scomparso.
Un gatto egocentrico scappato da un condominio ci ha già fatto la pipì.

E nel frattempo, mentre Vasco diventava finalmente solo quello della Coca Cola, e dell’ “eeeh” e della vita spericolata, un notiziario annunciava di “venti forti nei deserti libici,  i venti che incendiano i campi nomadi, i meteoriti le navi ferme immobili”.

Un po’ ci ricorderemo di te, anche se non so che cosa racconteremo della tua cazzo di musica.

Io  comunque alla cerimonia c’ero e se avevo gli occhi lucidi era per la congiuntivite.

Ps.
Domani Vasco Brondi suona qui, a Bologna. Poi però non venitemi a dire che avreste fatto una figura migliore a a continuare a bere e annegare sabato sera nel Tevere.  Ve l’aveva detto anche lui tra l’altro.

Ps2.
Invece del video di Cara Catastrofe, che non lo posso proprio vedere e se ancora siete convinti ve lo andate a vedere voi qui, fareste meglio a guardarvi questo qui sotto. Il concetto è quello eh. A me piace parecchio perché è girato in una rotonda di Forlì che è la mia città e c’è un ragazzo a cui piace molto ravanare. E balla proprio bene eh!

I migliori gruppi della nostra vita

Ogni tanto, quando salgo in bus, col lettore nelle orecchie, salgo, e invece che aumentare il volume per coprire tutto il casino dei motori surriscaldati, non so, mi vien da abbassare il volume e poi spegnerlo. Non lo so, non è che ci penso, però così, mi vien da spegnere e lasciare le cuffie nelle orecchie. E farmi i cazzi degli altri.

Merda quanto mi diverte far l’indifferente e ascoltare i cazzi della gente che capita li per caso. Che magari qualcuno ti guarda, commenta qualcosa con l’amico che gli sta a fianco, che pensa che te non senta niente, e poi lo guardi, gli sorridi o gli dici qualche cosa, e lui si sente proprio un coglione e scende immediatamente a Porta Mazzini anche se doveva andare in Piazza dell’Unità. È una cosa che non so, mi diverte un sacco.

Gli sbarbi poi, non so, sono i più divertenti, che sembra ci sian solo loro sul bus, e quasi te li vogliono dire apposta i cazzi loro. Che so, l’altro giorno, ero sul 27, che con questa roba del civis ci mette un sacco di tempo in più, e quindi ho un sacco di tempo in più per farmi i cazzi degli altri. Dicevo, ero sul 27, e salgono questi due con chitarra e basso appresso con gli occhi parecchio rossi e un alito da vigorsol air fresh che presumibilmente doveva cancellare quello di ganja che avevano intriso nei vestiti e nelle dita, non so, mi veniva da dirgli di prendersi anche del collirio perché si vedeva davvero molto, però mi ha fatto ridere pensare che magari tornavano a casa convinti di non farsi beccare e invece i genitori appena visti gli occhi pensavano che si fossero bucati con gli spinelli nelle vene eh bo, non gli ho detto niente. Che avevo ancora le cuffie nelle orecchie e loro pensavano non li stessi ascoltando e in effetti non mi potevo sputtanare.

E comunque uno di questi fa vez ma te con chi stai e quello dice mah siamo in tre suoniamo da un paio di mesi. Ah bellissimo, i gruppi che han fatto la storia della musica erano sempre in tre.

Ora non so voi, però a me questa cosa, che i gruppi migliori della storia della musica erano in tre, non so, ma mi sembra un po’ azzardata. Che ci penso un po’, però di gruppi che han fatto la storia ed erano in tre, non so, non me ne vengono. Pink Floyd, Beatles, Led Zeppelin, Rolling Stones, no niente, erano tutti in quattro.

Che poi gli dice mah suoniamo da tre mesi però abbiamo già gli abiti di scena ce li ha dati un senegalese che sta la in comunità che è dentro perché gli han beccato dieci chili di coca. Ma lui non si faceva la portava e basta. Ah bè, allora va bene.

Abbiamo quei vestiti, sai quelli lunghi, con le fantasie strane, tutti colorati con disegni strani, quelli li che usano durante le feste loro, ce li ha portati direttamente dal Senegal, li abbiamo pagati cento euro l’uno. Che non so voi, però ecco, suonare da tre mesi, avere già gli abiti di scena ed esser già sotto di trecento euro senza aver mai messo un piede su un palco, non so, a me non sembra il miglior modo per iniziare, anzi direi che è una cosa un po’ azzardata. Non so, magari mi sbaglio poi.

E comunque i Doors, i Ramones, i Kraftwerk, niente tutti in quattro o di più.

Che c’hanno anche le ciabatte gli dice, quelle li, quelle lunghe con la punta arricciata.

I Nirvana cazzo, certo era ovvio, ecco i Nirvana erano in tre. Anche se qualche volta sul palco c’era anche un altro chitarrista, però vabbè diamogliela per buona.

Anche se in realtà han detto i gruppi che han fatto la storia della musica, quindi erano più di uno. Che non so, ma a me questa roba continua a sembrarmi veramente troppo esagerata.

Stanno già cercando date dice, che uno c’ha l’amico che lavora non so dove e tramite un altro forse li fan suonare e insomma, se va bene a giugno suonano che magari se la cavano meglio che non sono più tre mesi che suonano e a giugno saranno già otto mesi e magari saranno un po’ meno pretenziosi rispetto ad ora che si ispirano ai gruppi che han fatto la storia della musica.

E mi han fatto tornare in mente che qualche sabato fa, al Covo, ero in fila per andare in bagno, e mentre stavo li nell’andito, aspettando il mio turno, mi si avvicina un tipo e mi fa ei vez sei mica andato a ballare al gate 2?

Che non so voi, però a me questa cosa del gate 2 fa parecchio ridere, cioè non sei mica in una discoteca a sei piani di Londra, sei al covo che è un buco e ci son due salette a distanza dieci metri l’una dall’altra e insomma al gate 2 c’erano questi qua che mettevano musica che si lamentavano del fatto che avevano fatto tutto gratis.

Vez oggi un buon trenta percento della gente era per noi, fai conto, noi sei, la fede la mari la silvia, ste e i suoi, vez se facevan pagare tutti sti qua che abbiam messi in lista, vecchio qua qualche cosa ce la davano eh. La prossima volta vecchio ci facciam sganciare qualcosa.

Che io c’ero prima al gate 2, che c’era il concerto, e poi dopo sono andato in giro ma al gate 2 non sono tornato, però prima c’ero e c’era il concerto dei Pan del Diavolo. Che era pieno di gente il gate 2 e il calcolo del trenta percento citando si e no dieci persone non l’ho mica capito. Magari era il trenta percento della gente che ballava, e quindi vuol dire che erano in trenta a ballare e allora amico non so se ti va bene fare il duro con il locale se porti trenta persone in pista, e ancora meno se conti di aver portato il trenta percento della gente del locale. Che io l’ho visto il gate 2 prima che loro mettessero i dischi, e vi assicuro che il trenta percento di quella gente non erano dieci persone.

Che poi gliel’ho chiesto ma che musica mettete voi? Mah fai conto vez, una base house con dei suoni più elettronici e delle melodie più classiche, che non ho capito se volesse dire musica classica o classica elettronica, che non so voi, ma a me sembra parecchio pretenziosa come cosa quella di fare una musica del genere.

Non so questi che musica ascoltassero per uscirsene fuori con una combinazione del genere, però come dire, mi sa che i gruppi che ascoltano questi, non sono in tre nemmeno loro.

Nofx, Stooges, Cure, Iron Maiden, niente, tutti in quattro o di più, proprio non mi viene.

Che magari poi sono pure bravissimi questi qua a suonare, però mi sembra un po’ esagerato suonare da tre mesi e dire che ti ispiri ai migliori gruppi che han fatto la storia della musica.

I Primus e i Police cazzo. Ecco, loro si che sono in tre. I Nirvana, i Primus e i Police. Che poi in realtà i Primus non so quanta gente se li possa cagare. Cioè, si sono fortissimi però ecco, dire che han fatto la storia della musica non so, mi sembra una cosa un po’ pretenziosa anche questa. I Police va bene, famosi, però che so, bo dire che anche loro han fatto la storia della musica..

Che magari a giugno capita pure di trovarli questi tre sbarbi che suonano vestiti da senegalesi e fanno un genere strano che mischia Nirvana, Primus e Police, che non so cosa ne possa uscire fuori, non vorrei fosse una cosa come quella del gate 2 del Covo, che non l’ho sentita, però dalla descrizione che mi han fatto, ecco, non mi sembrava proprio una cosa chiara e ascoltabile.

Che se li becco glielo chiedo ma voi che musica ascoltate? No perché fare a me sembra davvero pretenzioso fare un trio che si ispiri ai più grandi gruppi della storia della musica che non so voi, però io di gruppi di tre persone che han fatto la storia della musica, non so, ne conosco veramente pochi.

Elogio funebre preventivo: papa Lemmy Kilmister (1945 – 2030)

Papa Lemmy durante il suo ultimo angelus, intitolato "Lasciate che le donne vengano a me"

9 febbraio 2030 – “Il Santo Padre è deceduto questa sera alle ore 21.37 nel Suo appartamento privato. Si sono messe in moto tutte le procedure previste nella Costituzione apostolica ‘Universi Dominici gregis’ promulgata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio del 1996”. E’ quanto ha detto il portavoce vaticano, Roque Santa Cruz Buttiglione, uscendo dalla camera dove papa Lemmy Kilmister ha esalato il suo ultimo respiro (voci non confermate parlano più dettagliatamente di rutto al sapore di birra calda e ostia & chips).

Il cordoglio delle più alte cariche della comunità internazionale è stato immediato e sinceramente commosso.

Il presidente del consiglio italiano Renzo Bossi ha ragliato ai microfoni di CanaleRai5 parole di sconforto per la perdita di uno degli ultimi ariani dotti, mentre il suo portavoce ufficiale, Mike Bongiorno, ha scosso la testa sconsolato per aver già utilizzato l’ultimo bonus vita diversi anni fa.

Il ministro della pubblica istruzione Trucebaldazzi, intervistato a caldo, ha dato inequivocabilmente la colpa a fantomatici insegnanti che non avevano capito i problemi dell’amato Santo Padre. Sgomento diffuso tra i cronisti per la sua mostruosa sudorazione.

Il capo delle Heavy Brigade Combat Team, da ormai 7 anni a capo dei 3 cantoni svizzeri separatisti, ha mormorato parole di sconforto per “la perdita del padre della fede e di gran parte delle sue concittadine”.

I presidenti di Francia e Spagna, Fabien Barthez e Gerard Piquè, trovati nuovamente insieme nei bagni di una birreria di Oviedo, hanno dissimulato il loro stato libidinoso versando amare lacrime di dispiacere per non aver mai conosciuto più intimamente questo gran bel papa.

Padre Samuel L. Jackson, capo dell’Esercito Mormone di Liberazione Nazionale, ha ricordato i tempi in cui insieme sniffavano diabolica cocaina non tagliata sulle schiene di immonde minorenni tentatrici.

Il giovane Lemmy prima dell'illuminazione

Il Santo Padre era inquilino del Vaticano ormai da 13 anni, da quando cioè, risvegliandosi dopo un live dei suoi Motorhead si era ritrovato in una cappella della periferia di Bristol con 12 vergini e una tunica immacolata.

L’errata interpretazione data dall’hungover da Jack Daniel’s e metanfetamine lo portò a immedesimarsi in San Paolo sulla via di Damasco, e fondò istantaneamente la MadafuckinChurchOfHolyRock. Un incredibile vuoto legislativo nei libri di diritto ecclesiastico gli permise da lì a 3 mesi di giocarsi a poker il ruolo di papa col suo predecessore. Leggende metropolitane raccontano che se lo sia portato a casa con una doppia coppia al jack. L’urlo vichingo successivo alla vittoria risuonò per mesi nelle tetre stanze di Castel Sant’Angelo.

Brutale, violento, scabroso collezionista di reperti nazisti e al tempo stesso dichiaratamente anarchico e antifascista. Da roadie di Jimi Hendrix, Ian Fraser Kilmister era passato prima a icona del rock ‘n roll più molesto con i Motorhead, poi re della sessualità perversa, forte delle sue 1.200 donne conquistate (con mezzi più o meno leciti), e infine vate della anarco-riorganizzazione vaticana.

Fra i suoi principali contributi alla crescita della Chiesa nel mondo, ricordiamo l’impegno costante nell’insegnare a suonare ai pochi papa boys sopravvissuti le canzoni di Hellacopters ed AC/DC. In tempi non sospetti, fu il primo a inaugurare la stagione di apologia del sesso pedonecrozoofilo.Quest’ultimo pare potrebbe essere la causa della sua prematura dipartita.

La comunità internazionale, stretta ai suoi familiari (riconosciuti e non), porge il suo ultimo saluto ad una divinità troppo presto calciata via dalle nostre ora un pò più vuote esistenze.

 

Ora e sempre nei secoli dei secoli.

Ace of spades.

 

Elaborazione grafica dal futuro tramite UncleJeffe

Fauna da concerto: quando lo show è in platea

Se Darwin aveva le Galapagos, Goffman gli ospedali psichiatrici e Malinowski la Melanesia, noi di (this) siamo felici di fruire dei pubblici da concerto per studiare l'(eventuale) evoluzione della specie umana. Avvalendoci degli ulteriori pareri di esimi entomologi novocainomani e rispettati autisti di taxi, abbiamo deciso di proseguire un discorso iniziato a dicembre sulla classificazione dozzinale e ingiustificata degli idealtipi da live. Ogni riferimento è ovviamente voluto, quindi, se ti senti preso in mezzo, smettila di fare headbanging ai concerti lounge e nessuno scriverà più pezzi su di te.

Elenchiamo qui di sotto alcune categorie frutto di brainstorming sul campo elaborate insieme a M.C. aka Giangi di Bastonate, preziosa memoria storica della bologna più carogna.

 

  • I toscani. Non è possibile classificare un concerto come tale se non è presente una comitiva di cialtroni che aspirano consonanti manco fossero dei whirpool a due zampe del cazzo. Essendo a buona ragione considerati i napoletani del nord, i toscani sbraitano a volume massimo le loro banalità tutto il tempo rendendoti ancora più invisa la terra di quello stronzo di dante. Nove volte su dieci ci provano con la tua ragazza.
  • I photobomber. Eccolo lì, il simpaticone, che attende che quelle due sbarbe là che ha puntato già da un paio di canzoni (“chi è che suona stasera già?? boh, quella me la farei comunque”) si facciano il più classico degli autoscatti da live. Faccia imbronciata, polliceindicemignolo spiegati al vento, una rimestata alla scollatura e le nostre neoribelli sono pronte per la loro prossima profile pic su netlog. Il photobomber entra in ballo a questo punto, spuntando da un angolo e mostrando il cazzo o chi/cosa per lui. Irresistibile. Spesso sono toscani (vedi)
  • Il citazionista. Piuttosto innocuo rispetto alle altre fiere fino ad ora elencate, ma comunque fastidioso. Un bug nel cervello lo spinge ad indossare sempre la maglia del gruppo che sta suonando, come a dire “oh, io li conoscevo già da prima di ORA!”. Falso tra l’altro, perchè con molte probabilità l’ha pagata pochi euro dai napoletani fuori dall’arena. Non so, è come se un coglione andasse in chiesa con la maglia “God is awesome”. Cosa che comunque esiste, quindi basta. Cristo.
  • Quello con la maglia di Superman. Ad ogni concerto di qualsiasi gruppo in qualunque locale/stadio/cantina/festival sulla faccia della Terra c’è almeno un tizio con la maglia di Superman tra il pubblico. Questi individui di solito si assomigliano pure tra loro: capelli medio-lunghi alla Kurt Cobain, barba incolta, sguardo perso nel vuoto, l’aria di chi si trova ad occupare quel posto tra il pubblico per puro caso, come se lì dov’è ci fosse finito all’improvviso per un calcolo sbagliato, magari previa teletrasporto o chissà che altro. Probabilmente quando a un concerto non ci sarà il tizio con la maglia di Superman il sistema solare verrà inghiottito da un gigantesco buco nero.
  • Quello che passa tutto il concerto a urlare a squarciagola il titolo del pezzo che vorrebbe sentire. Ovviamente è matematico che quel pezzo lì è proprio quello che il gruppo quella sera non suonerà mai, e più il tempo passa, più si assottigliano le speranze di ascoltare finalmente il pezzo desiderato, più la frustrazione aumenta, più le corde vocali del soggetto vengono messe a dura prova, con sempre crescente disappunto di chi si trova nel raggio di 2-300 metri dalla sua ugola. Di solito questa sottocategoria di urlatori folli ignora anche il minimo rudimento di lingua inglese, capita così che i titoli vengano storpiati in indecifrabile declinazioni lovecraftiane da risvegliare seduta stante Cthulhu dal suo sonno millenario; in alternativa il poveretto cerca a tutti i costi di interagire col musicista in italiano, con esiti non meno molesti (come quando Bright Eyes se ne andò esasperato sfasciando la chitarra dopo che per tutto il concerto un mentecatto aveva invocato “la tre di Fevers and Mirrors”, nientemeno).
  • Quello che è già collassato al primo pezzo del primo gruppo spalla. Di solito è qualcuno che arriva da molto lontano, che si è sciroppato ventisei ore di treno coi ragazzi e per festeggiare alla grande ha cominciato a tracannare benzina dalla sera prima; lo trovi riverso su una sedia nell’angolo più buio del bar oppure raggomitolato su sé stesso in posizione fetale davanti alle uscite di sicurezza o vicino ai cessi. Per alcuni esiste anche la variante-vomito, ma la maggior parte di loro ha la buona creanza di collassare già vomitata. Di solito questi sventurati vengono abbandonati dagli amici alla fine del concerto tipo i cani sull’autostrada, e se la stagione è particolarmente rigida rischiano di fare la fine di Jack Nicholson in “Shining”. Pare che progressivamente diventino comunque parte dell’arredamento del locale, e se non altro la loro elevata biodegradabilità ne rende agevole lo smaltimento.
  • Il busker. È quello che fuori dal locale fa volteggiare in aria il Diablo attentando costantemente al cranio di qualche povero stronzo, che si lamenta perché il cane non può entrare, che gira con incollato alla schiena uno zaino che manco Messner sul Nanga Parbat ed è riuscito a imboscare una quantità sovrumana di lattine di Hollandia anche su per il culo. Di solito è il primo a sfondare i cancelli ai festival all’aperto. Non ama il sapone.

Appena ci ripiglieremo una sbronza ad un live aggiorneremo la lista, nel frattempo controllate di non essere stati volutamente presi come ispirazione