Virginio il fuorisede

Lo scandalo non sta nel fatto che Merola si fumava le canne. Lo scandalo è che Merola non le sa rollare.

Uno che negli anni ’70 stava all’Università di Bologna non sa rollare le canne. Ma allora è vero che andava a scrocco.

Merola, classico cognome da fuorisede. Per questo Tremonti lo prendeva per il culo dal palco.

Cosi i signorotti che tornavano a casa dal comizio etichettavano i manifestanti come “non-bolognesi”. Anche se vorrei sapere in base a cosa si può definire una persona bolognese.

Nessuno come Wu Ming ha espresso questo concetto nel migliore dei modi.

Vorrei sottolineare che il Pdl a Bologna candida un tizio che si chiama Savio Ciciriello, gestore dello Zoom di via Mattei, un posto dove non è che ci si vada proprio leggeri con le droghe.

Uno che usa uno slogan del genere non può negare di fumare spinelli

Comiziamoci

Campagna elettorale agli sgoccioli. In attesa di un improbabile arrivo di B in quel di Bologna, e prima dei comizi finali di venerdi prossimo, questo fine settimana propone un antipasto di tutto rispetto.

Sabato doppietta con Vendola e Grillo alla stessa ora in Piazza Maggiore, con annessa gara di sputi in faccia tra i militanti, e Domenica gran comizio di Umbertone Bossi e Giulio il tagliatore Tremonti.

Persone di dubbio gusto con dubbi abbinamenti

Chissà che sarebbe successo se tutti e tre i comizi si fossero svolti nello stesso giorno. Grillo che infama Vendola dicendogli che non ha ancora reso pubblica l’acqua della Puglia lasciando gli acquedotti alla Marcegaglia. Grillo che fa il ghigno a Bossi.  Vendola che intima a Grillo di non sproloquiare epiteti offensivi che non rispecchiano l’intelleto e le capacità umane dell’individuo all’interno della comunità insita. Bossi che fa il ghigno a Vendola e sbrodolandosi un po’ addosso continua a ripetere durooo con gutturali degni di Max Cavalera senza una corda vocale e mezzo. Che poi con quell’ictus che ha avuto gli vibra pure il dito medio, non oso immaginare come avrà il pistolino.

Il blues bianco è sempre stato tamarro

Prevista per la chiusura di comizio un lancio di Polenta ‘e osei da Palazzo d’Accursio con annesso striscione sul Nettuno con su scritto: il kebab piccante ficcatevelo in culo.

Fauna variegata dunque in Piazza Maggiore. Giovani che inviteranno al cambiamento tenendo sottobraccio Lotta comunista. Scimmiette urlatrici grilline che inviteranno i politici odierni ad andare affanculo perché tanto non contiamo un cazzo e le banche decidono tutto, i massoni sono al governo e i protocolli di Sion hanno già deciso il destino dell’umanità. Che cazzo protesti a fare allora?

Immancabili poi i militanti leghisti dai cognomi inequivocabilmente padani: Esposito, Taverniti, Semeraro.

Pare che Tremonti dal palco lancerà un asta per privatizzare i portici. Compratevi due arcate a testa e potremo risanare metà del nostro debito pubblico.

E qualcuno dica a Bob Maroni che il blues e il soul sono la musica dei neri.

Se mi lasci ti cancello la costituzione (art. 1)

Stamattina mi sono svegliato con il consueto ritardo, ma ciononstante non mi sono privato di una rapida lettura dei quotidiani nazionali. Caffè, colomba senza canditi ancora piuttosto soffice, e terrazzino finalmente soleggiato. “Bene, apriamo il browser e vediamo cosa è successo al mondo mentre dormivo..”.

Come al solito qualcosa era successo. Mai una volta che un giornale finisca per titolare “Non è successo un cazzo di niente!” ,”Tornate ai vostri affari, che il mondo respira ancora”.

Se ieri sera mi ero coricato piuttosto confuso per l’improvvisa decisione del governo di sospendere la realizzazione di impianti nucleari “al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare”, oggi il ribaltone populista (e piuttosto paraculo) è stato ritrattato in toto con l’ennesimo svarione anti-costituzione. Il caffè non riusciva ad andarmi giù, non poteva essere che stavolta si stessero (seppur per voce di un solo deputato) scagliando contro la sacralità della sovranità popolare.

La proposta tecnicamente vorrebbe trasformare l’antiquato e oscenamente antimonarchico articolo 1 (L’italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione) in un ben più attuale e sacrosanto atto di fedeltà al parlamento (L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale). Avanti Savoia!!

Distrutto per la consapevolezza che l’unico articolo dela costituzione che sapevo a memoria stava per essere cancellato, mi sono rivolto ad alcuni amici per commentare la notizia.

Il Panda Molestie Sessuali, rispondendo al telefono dopo numerosi squilli, ha commentato amaramente quanto la notiza lo rendesse “un panda moooolto triste”. Sapeva evidentemente già da stamane che il suo ruolo sarebbe presto venuto meno grazie a  un qualche decretuncolo infilato di sgamo nel piano anti-terrorismo. Alabama Man festeggia ebbro.

In una videochat incrociata con Poochie il cane e He-Man, la discussione si è spostata ben presto sui padri costituenti, riflettendo sul cosa (e soprattutto come) avrebbero obiettato a proposito. Certo non si erano fatti il mazzo per anni chiusi in una stanzina a sfogliare libroni polverosi per vedere il loro lavoro sfaldato da nani la cui sete di potere Freud potrebbe decifrare in pochi istanti. Poochie in particolar modo si è fatta trasportare dagli eventi tanto da spaccare una tazza raffigurante un essere umano contro la sua finestrella di peluche rosa, proferendo una bestemmia così potente che skype ha dovuto interrompere la videochat per oltraggio alla casta alfa di Montecitorio (grazie ad Aldous Huxley per i parametri sociali sempre più attuali).

Gianni Morandi ne ha chiesto una bella scodellona, tanto per essere sicuro.

L’uffico stampa di Caparezza si è detto sconvolto per questa notizia, che porterà il rapper di Molfetta a dover rivedere la prima strofa di una delle sue canzoni più celebri. “A questo punto – ha detto il portavoce – modificheremo anche il verso le camicie rosse ricucirono il paese, le camicie nere lo portarono alla guerra, le camicie verdi vi si son pulite il culo in un più pragmatico oste, portace artro vino“.

Comunque sia, questa volta c’è ben poco da ironizzare. Si è toccata la corda più intima dei nostri diritti di cittadini, cosa che normalmente non provoca una reazione superiore all’ordinare un’altra ceres, ma che stavolta rischia davvero di far traboccare il vaso.

Intanto, nucleare o non nuclare, al referendum del 12 giugno ci si va comunque. Che bisognerebbe essere proprio dei cojoni per beccare a questa mossa da malandro di bisca allo ZEN di Palermo.

E non si discute.

Al massimo, come dice sempre un mio caro amico, saremo più balordi dei veri balordi, per metterli in fuga prima ancora che possano attaccare bottone. Urleremo in coro “Che gioia uccidere italiani quando ero nazista, ma poveri quei cavalli”. E’ stato detto (e pubblicato) sul serio, ma forse, come dice Luttazzi, è l’unica maniera per sopravvivere in questa epoca da hooligani; svegliarsi un giorno e dirla un pò più grossa di chi ha appena parlato. Tanto, male che vada,  si ritratta.

Neanche fossimo i sovrani di questo piccolo piccolo Paese di periferia.

Extracomunitario Gesù

Io non sono mica razzista però, ma quanti lo dicono!

I mai troppo compianti Paolino Paperino Band ci videro giusto già vent’anni fa.

Ma la gente poi se ne frega allora io voto Lega.

La nemesi storica: i poliziotti terroni a difendere il banchetto della Lega all’entrata dei Giardini Margherita di Bologna. Scoglionati loro, scoglionata la gente che ci passa davanti, coglioni quelli al banchetto.

Ti svegli la mattina non sai che cazzo fare ti inventi un bel partito per poterti candidare.

Daniele Corticelli. Chi è costui? Terza elezione a cui si candida a capo di una lista di cui nessuno sa il perché è il per come. Bologna capitale. Di che? Dell’Emilia? Lo è già!

Ma c’è chi fa di peggio, a Cagliari Massimo Fantola promette le Olimpiadi. Specificando: quelle estive. Estiqaatsi (Nando Martellone docet)

La campagna elettorale bolognese è partita. E non perché siamo tappezzati di cartelloni indecifrabili almeno quanto il codice di Hammurabi.

Se tutto va bene io non vado bene. Più per meno meno, meno per meno più quindi più più meno darà meno o più? Non voglio infierire ancora sugli spin doctors di Merola. Ma 100% arte 0% Co2 è un accostamento degno di pandoro e formaggio marcio (giusto per citare Michela Murgia).

La campagna elettorale è partita perché hanno sgomberato l’Atlantide. La campagna elettorale è partita perché tutti i bar sono in paranoia che i clienti che sostano sul marciapiede possono far chiudere l’attività per quindici giorni.

La campagna elettorale è partita. E per votare il sindaco di Bologna puoi fare una croce su un simbolo in cui c’è scritto Berlusconi presidente. Di che? Dell’Italia? Lo è già!

A meno che non voglia comprarsi anche il Bologna. E in tal caso dovrà mangiare parecchia merda.

La nemesi storica parte 2. La Lega urla: Biglietti Atc, pagare meno pagare tutti. Movimento del 1977 in piazza a Bologna: Lavorare meno, lavorare tutti.

Nessuno si è accorto che la campagna elettorale è partita. Ci siamo dentro da vent’anni.

Sei un sempliciotto tu non sei cattivo, hai paura, non sei informato al di fuori della tua cultura.

Ma se non sanno nemmeno parlare l’italiano! I famosi italiani che quando emigrarono in America parlavano English Fluently. I famosi italiani che quando vanno a lavorare in Libia parlano arabo a colazione.

Ma ti voglio ricordare, quando sei a Natale tu festeggi la nascita dell’extracomunitario Gesù.