De graffitarum apreciandum e ultimo live degli Skiantos

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Ecco, una roba del genere

Passeggiando per le strade di Bologna mi rendo conto della frustrazione che provoca non poter interagire con le scritte che adornano i muri medievali della città. Una sensazione strana e svilente, tanto più nell’epoca in cui è possibile interagire con qualsiasi bestialità leggiamo sul web. Cristo, possibile non si possa commentare in tempo reale un graffito di blu o una frase sgrammatica sulla figa? Nemmeno un like volante? E il poke? Dov’è il poke? E cosa cazzo è soprattutto ‘sto poke?! Dovrebbero fornirci di stencil del like button in modo da poter esprimere al volo la nostra approvazione. “Carina quella scritta berlusconi mafioso topo di fogna sotto casa tua. Aspetta che disegno il like”. Come quando ero sbarbo e su ogni cesso delle scuole che si rispettasse trovavo la scritta “chi ama la figa tiri una riga”. Muri colmi di tratti decisi che mostravano una umida voglia di sostenere la causa.
Pare che una scritta simile campeggiasse anche nel cesso di Paolo Calissano, ma in quel caso l’interpretazione è stata un po’ diversa e più creativa.

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Freak in un momento di ispirazione

L’ironia di strada andrebbe valorizzata e tramandata, e in particolar modo nella nostra città. Negli anni in cui la cultura popolare si esprimeva sui muri con gemme come “Rapiamo Cossiga, nel senso di rapire”, “I borghesi sono buoni. Mangiamoceli!” e “L’immaginazione al podere”, personaggi come Andrea Pazienza, Tanino Liberatore, Freak Antoni e Filippo Scòzzari aiutavano a creare un immaginario surreale che ancora oggi fa a suo modo scuola. Alcuni di loro non ci sono più, altri si sono pettinati e hanno cambiato mestiere, altri, alla veneranda età di 58 anni, ancora calcano i palchi di tutta Italia sbraitando messaggi alieni dal buon senso come “Riprendiamoci la corsica”, “Ti frugo nel frigo”, “Italiano terrone che amo”, “Calpesta il paralitico”, “Sono un ribelle mamma” e così via. Roberto Freak Antoni è una di quelle certezze che rassicura chiunque stia a Bologna. Un po’ come il poeta di piazza Santo Stefano, Melania, Gennarino o il tizio del tso. Qualunque cosa ti capiti, loro sono lì, provati da esperienze che Dio solo sa, ma comunque costanti nella loro assurdità fuori dal tempo. Per anni la combo live-degli-Skiantos-all-Estragon-estivo più Spettacolo-di-Luttazzi-al-Made-in-Bo ci ha confortato al ritorno dalle vacanze, e trovarsi ad uno di quegli eventi era anche una tradizione, per rivedere gente che magari non incontravi dall’anno prima ma che eri certo avresti incrociato lì, a ghignarsela senza rimpianti.
Enrico Brizzi inserì Freak sotto le vesti di Beppe Starnazza nel suo capolavoro Bastogne. Lo immaginava come un cantante punk sovrappeso intento a suggerire agli spettatori di costruire una terza torre di plastica colma di elio di fianco agli Asinelli, per disorientare gli assonnati bolognesi ormai insensibili alle bellezze architettoniche della propria città. Dadaismo, surrealismo, non sense e volgarità esplicite. Tutto ciò che Seven Heaven ci intimava di disprezzare, lui le ha inserite in 40 anni di fulgida carriera.

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Oggi siamo arrivati al capolinea. Venerdì 25 maggio 2012 al Crash Freak canterà per l’ultima volta con gli Skiantos. Dandy Bestia, chitarrista e “musicista bevente”, come recita la targa della piazzetta a lui dedicata all’Osteria del Sole, promette che ne raccoglierà l’eredità. Ma non sarà la stessa cosa. Io da parte mia sto facendo marcire da un mese verdure in frigo per rievocare il rito del lancio degli ortaggi sul palco. Sarà pure la loro ultima esibizione al completo, ma le tradizioni non si possono abbandonare così dal nulla. Spero farete altrettanto.
Che poi viene da chiedersi  che cazzo di senso avrà adesso l’Estragon estivo, se non quello di radunare hippie stempiati e ragazze scalze al concerto dei Modena City Ramblers. Freak glisserebbe con un “a volte il fumo è molto meglio dell’arrosto”. La sua quote con cui però vorrei chiudere un pezzo che mio rendo conto possa sembrare un coccodrillo post mortem è questa:

“Se sei muto ridi con gli occhi, se sei cieco ridi con la bocca. Se sei muto e cieco c’è ben poco da ridere”

Amen.

P.S. L’immagine “Fascio infame like button” è copyleft (this) blog. Prendete e condividetene tutti.

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