Perchè il 2011 sarà l’anno della musica meglio

E’ inevitabile pensarlo, qualcosa si sta muovendo nelle coscienze sporche del’ascoltatore medio di musica. Il senso di colpa che ha impedito alla gente con occhialoni e papillon di H&M di dormire sonni placidi sta per essere espiato, grazie ad un colpo di spugna fragoroso e punitivo. Roba da martello Mjöllnir del Thor nordico.

Four horsemen in salsa metal

I 4 cavalieri dell’apocalisse citati dal best seller Holy Bible sono stati catapultati in terra giusto ieri a Rho, durante l’atteso concerto “The Big 4”, e ha visto nientepopodimeno che Metallica, Slayer, Megadeth e Anthrax alternarsi sul palco. Numerosi i casi di decapitazione data da troppo headbanging che hanno fatto impallidire anche i jihadisti più incalliti. Tra l’altro lancia spezzata in favore dei metallari che, a differenza delle troppe fighette che popolano spesso i live, sanno come comportarsi durante una performance. Niente chiacchiericcio, niente tipe sulle spalle a far vedere le tette alle telecamere, e niente photobomber (per le già citate guide antropologiche sulla fauna dei live vi rimandiamo qui e qui). Certo, indossano la maglia della band che sta suonando e non si risparmiano in air guitar, ma Nessuno è perfetto. Dai cosi allora.

Nella folla festante e sudata di Rho, tra l’altro, pare sia apparsa quella sagoma di Formigoni, che dismesse le t-shirt di topolino esibite durante l’ultimo election day (un riferimento alla serietà della sua politica?) si è camuffato da metallaro esibendo chiodo e sguardo truce giustificandosi con un poco convinto “vado a vedere un concerto di rock DURO”. Chissà se ha cantato a squarciagola Killing Is My Business…And Business Is Good o Praise of Death. Comunque.

Qualcosa quindi sta forse cambiando nella scena musicale italiana, e il 2011 può segnare veramente il passo in questo processo. D’altra parte, quando in un solo mese Vasco Rossi (per Brondi dobbiamo ancora aspettare, temo) annuncia il suo ritiro dalla scena live, e Claudio Baglioni anticipa amaro di volersi chiudere in convento per “assaporare i silenzi” non si può che aprire la boccia delle grandi occasioni. Sostiene anche il buon Claudio che “forse e’ un modo per farmi perdonare successo, denaro e riflettori”. Lascio a voi le considerazioni su queste ultime parole del cantautore (?) romano. E’ vero che la loro musica influiva veramente poco nella mia giornata tipo, ma sapere che non rischierò più di trovarmi migliaia di vascolizzati in città, che si spintonano per arrivare allo stadio 3 settimane prima per essere in prima fila e sentire meglio i gorgheggi di un tritone vicino alla trombosi, non so perchè, mi rassicura.

La bagarre tra Pisapia e la Moratti a Milano ha inoltre scosso molte coscienze non solo tra i meneghini, e non sono pochi quelli che si sono scagliati contro chi supportava la pettinatissima ex-sindaco della città. Red Ronnie ci ha rimesso la già poca credibilità (ora manca Mixo e abbiamo fatto piazza pulita anche di tmc2), e gli insulti e le minacce di morte ricevuti da Gigi D’Alessio sono arrivati non dai soliti noti. Molti fan hanno aperto gli occhi e il fatto che il Rock in IdRho e il Sonisphere siano stati di gran lunga i festival finora più gettonati dell’estate (forse l’Heineken paga l’aura di sfiga che si porta addosso. O il fatto di presentare sempre e solo Vasco) apre uno squarcio nel plumbeo panorama pop e indie degli anni Zero. (per approfndire l’argomento, suggerisco l’ottimo blog di un amico, Goodbye Zero, proprio sul passaggio di testimone tra i due decenni).

A Bologna, tra l’altro, l’ultimo anno ha visto nascere una proposta musicale finalmente fresca, lontana anni luce dalla playlist (probabilmente ancora in musicassetta) proposta dagli ottuagenari dj Mingo e Scandella (o chi per loro, non è certo un problema del solo Estragon). I Sons of Trojan animano ormai da diversi mesi le serate del capoluogo con il loro mix di soul, rocksteady, ska e northern soul. Un ibrido dal sapore retrò pare creato apposta per portare una tipa al primo appuntamento e farla sciogliere con battiti in levare.

Nel panorama rock italiano, sicuramente la nota più lieta è rappresentata dai Gazebo Penguins, gruppo di boscaioli del rock che con il loro “Legna” stanno dando una accelerata al processo di cui sopra. Ascoltare per credere.

Ovviamente il parere espresso in questo post è assolutamente soggettivo, il ritorno alle chitarre suonate in maniera piena e sensata, lontana dagli “effetti senza note” (vedi Editors e compagnia bella) potrebbe essere un fuoco di paglia, ma l’augurio che da sempre noi di (this) reiteriamo è che qualcosa di nuovo venga sempre fuori. Magari merdoso, fuori tempo e vagamente fuori scala, ma almeno nuovo. Poi, per criticare e ricominciare da zero, ci sarà sempre tempo.

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